“Il Sole è Blu” – Anghiari, 22 aprile 2017, ore 17,30

Sabato 22 aprile, alle 17,30, presso il Bistrot Talozzi di Piazzetta della Fonte ad Anghiari (AR), sarà inaugurata la mostra di illustrazioni e disegni di Pierluigi Ricci tra cui quelli tratti dal libro “Il Sole è blu” su testo di Giovanni Carbone. Immagini evocative e trasognate che completano il racconto di Carbone. Un racconto destinato ai bambini, ma anche per adulti che non hanno smesso di crdere in un mondo senza muri perché “Se alzi un muro pensa a ciò che resta fuori” (Italo Calvino, Il Barone Rampante). Letture dal libro e musica animeranno l’evento.Il-Sole-è-blu

PIERLUIGI RICCI

Pittore, scultore, restauratore, è originario della Valtiberina ed è ben noto per esposizioni personali e collettive nel territorio lungo il crinale dell’Appennino tra Umbria, Toscana, Marche e Romagna. Pittore raffinato ed originale, rappresenta in maniera evocativa e con notevole tecnica la sua terra e la sua gente.

GIOVANNI CARBONE

Insegnante, scrittore, fotografo, vive tra la Sicilia e la Toscana. È autore di numerosi libri e collabora con più riviste spaziando dalla saggistica alla narrativa, attraverso poesia e testi teatrali. È tra gli animatori culturali dell’Associazione Milleforme e mantiene strette relazioni con gruppi di artisti per la realizzazione di mostre collettive e personali.

Vi ricordiano che ancora per qualche giorno sono visibili le due mostre organizzate da Milleforme, “A Parlar di terre e di genti” di Pierluigi Ricci e “La Lentezza e la scoperta del silenzio”.

Di quest’ultima, di seguito, alcune immagini della serata di apertura scattate dal nostro Giancarlo Gonnelli.

La Buena Onda dei Manovalanza – 7 Aprile, Corsalone /AR)

Il 7 aprile, alle 18,00, presso il Centro Civico del Corsalone nel Comune di Chiusi della Verna (AR), Mattia Bernardini presenterà il libri e il DVD “LA BUENA ONDA – diario del tour in Mexico dei Manovalanza”.LOCANDINA-Manovalanza

“I Manovalanza sono un gruppo ska-punk in attività dal 2006. Nati un po’ troppo tardi per far parte della “terza ondata di ska”, giunta in Italia alla fine degli anni novanta. Dopo una gavetta di auto produzione durata anni, ignorati totalmente da agenzie ed etichette discografiche, il complesso trova finalmente un terreno fertile dove sia gli ascoltatori che gli addetti al settore sono davvero interessati a loro. Peccato che la terra in questione si trova al di là dell’Oceano Atlantico… Il Messico! Con sacrificio e impegno, nel 2015 finalmente il sogno viene realizzato ed il tour messicano è alle porte. Questo libro è un dettagliato diario di ciò che affrontano i Manovalanza nella antica terra degli Aztechi e dei Maya. Partendo dal lungo viaggio in aereo, passando per la calorosa accoglienza messicana e finendo con le grottesche avventure on the road. Trasferte su furgoni scassati per strade dissestate, camminate sotto al sole cocente tra banditos e wrestler, notti passate sopra autobus con l’aria condizionata in modalità Polo Nord, corse folli in

metropolitana e concerti in ogni dove. Uno spaccato di vita intensa che vede i protagonisti catapultati in una realtà molto differente dalla provincia alla quale sono forzatamente abituati, affrontando ogni difficoltà con determinazione e passione. Sullo sfondo la grande metropoli messicana, la splendida costa dei Caraibi, la gente ospitale e cordiale, le follie ed il ritmo rallentato di una nazione che, pur essendo immersa in mille difficoltà e vivendo all’ombra della maggiore potenza mondiale, non teme rivali in quanto a ricchezza d’animo. Perché il cuore pulsante del Messico arriva a toccare profondamente chiunque lo viva con ardore… Anche se solo per poche ruggenti settimane”.

Un Aprile di eventi da Milleforme

Tre eventi proposti da Milleforme a partire dal 1 aprile 2017.la-lentezza

Il primo è l’inaugurazione della mostra (visitabile dal 1 al 21 aprile) “LA LENTEZZA e la scoperta del silenzio” di Giovanni Carbone, realizzata in collaborazione con Galleria 360° e la Pro Loco di Colle Val d’Elsa. Si terrà a Palazzo dei Priori, in via del Castello 29 a Colle Val d’Elsa (SI) alle 17,00. Dopo il saluto delle autorità cittadine e dei rappresentanti della Pro Loco di Colle, interverranno Elisabetta Gangi (Milleforme) e Matilde Hernandez Lorente (Galleria 360°).Mostra-Valter-Pierluigi

Il 2 aprile, alle 18,00, presso il Palazzo di Città del comune di Chiusi della Verna, si inaugurerà la mostra (aperta dal 2 aprile al 2 maggio) “A PARLAR DI GENTI E DI TERRE” di Pierluigi Ricci e Valter Cemolin. Durante l’inaugurazione i due artisti si intratterranno con Giovanni Carbone che presenterà il suo libro “Chiederò ai sassi che nome vogliono” in un gioco di presentazioni incrociate dagli esisti imprevedibili. I tre rappresentano forme lontane dell’arte e sono maturati artisticamente in contesti estremamente differenti, geograficamente e culturalmente. Cemolin viene da Venezia, Ricci è nato lungo la linea gotica e Carbone viene dalla Sicilia più meridionale, quella che s’affaccia sul Mar d’Africa. Eppure, il riferirsi essenzialmente a forme espressive che privilegiano dialogo e l’osservazione di umanità varie, li rende estremamente simili e capaci di interagire efficacemente, cercando con ostinazione elementi di convergenza (la musica?) e sensibilità condivise anziché rimarcare le proprie diversità.

Il 7 aprile, alle 18,00, presso il Centro Civico del Corsalone nel Comune di Chiusi della Verna (AR), Mattia Bernardini presenterà il libri e il DVD “LA BUENA ONDA – diario del tour in Mexico dei Manovalanza”.LOCANDINA-Manovalanza

“I Manovalanza sono un gruppo ska-punk in attività dal 2006. Nati un po’ troppo tardi per far parte della “terza ondata di ska”, giunta in Italia alla fine degli anni novanta. Dopo una gavetta di auto produzione durata anni, ignorati totalmente da agenzie ed etichette discografiche, il complesso trova finalmente un terreno fertile dove sia gli ascoltatori che gli addetti al settore sono davvero interessati a loro. Peccato che la terra in questione si trova al di là dell’Oceano Atlantico… Il Messico! Con sacrificio e impegno, nel 2015 finalmente il sogno viene realizzato ed il tour messicano è alle porte. Questo libro è un dettagliato diario di ciò che affrontano i Manovalanza nella antica terra degli Aztechi e dei Maya. Partendo dal lungo viaggio in aereo, passando per la calorosa accoglienza messicana e finendo con le grottesche avventure on the road. Trasferte su furgoni scassati per strade dissestate, camminate sotto al sole cocente tra banditos e wrestler, notti passate sopra autobus con l’aria condizionata in modalità Polo Nord, corse folli in

metropolitana e concerti in ogni dove. Uno spaccato di vita intensa che vede i protagonisti catapultati in una realtà molto differente dalla provincia alla quale sono forzatamente abituati, affrontando ogni difficoltà con determinazione e passione. Sullo sfondo la grande metropoli messicana, la splendida costa dei Caraibi, la gente ospitale e cordiale, le follie ed il ritmo rallentato di una nazione che, pur essendo immersa in mille difficoltà e vivendo all’ombra della maggiore potenza mondiale, non teme rivali in quanto a ricchezza d’animo. Perché il cuore pulsante del Messico arriva a toccare profondamente chiunque lo viva con ardore… Anche se solo per poche ruggenti settimane”.

17-18 dicembre, da Sansepolcro a Bibbiena

Milleforme segnala due eventi che si terranno il 17 ed il 18 dicembre in luoghi diversi e con differenti modalità.Manifesto 2016 (1) (1)

Il 17 Dicembre il Premio Nazionale “Cultura della Pace-Città di Sansepolcro”, manifestazione che inizierà con un solenne Consiglio Comunale aperto, alle ore 16 presso l’Auditorium di Santa Chiara di Sansepolcro. Vincitore del Premio è la trasmissione radiofonica di Radio Due “Caterpillar” per l’impegno profuso nel campo dell’indagine della sostenibilità ambientale. E’ questo dunque il tema del premio di quest’anno: l’ambiente, la sua vivibilità e la sua sostenibilità. Cosa può fare l’uomo per rispettare e proteggere l’ambiente? Non solo però l’ambiente dal punto di vista ecologico, ma anche come luogo ideale delle relazioni umane, interreligiose e interetniche.

Insieme a Caterpillar e ai suoi conduttori, Massimo Cirri e Sara Zambotti, che saranno presenti a Sansepolcro per la premiazione, con il Premio Nazionale “Nonviolenza”, infatti, sono stati insigniti il Prof. Gianni Tamino, biologo e docente presso l’Università di Padova, e Padre Paolo Dall’Oglio, gesuita, fautore del dialogo interreligioso in Siria, del quale non si hanno più notizie dal Luglio 2013. Qui maggiori informazioni.

Il 18 dicembre, Milleforme, insieme a Tapis-RistoBar, organizza, alle 18 ed in P.zza Sacconi 36/37 a Bibbiena Stazione, la presentazione del libro di Giovanni Carbone “Chiederò ai sassi che nome vogliono”. L’incontro, presentato da Elisabetta Gangi, è un’ulteriore occasione per la nostra associazione di “far cultura” nei luoghi deputati alla socializzazione ed al confronto. Presentazioone-libro-TapisCi piacciono le chiacchiere da bar, quelle che l’immaginario collettivo non prevede siano strumento autentico di comunicazione culturale e che noi invece riteniamo essenziali punti di riferimento, insieme ai luoghi in cui si realizzano, per la costruzione di sistemi di relazioni “orizzontali”, dunque per proporre Cultura con la C maiuscola. Qui informazioni più precise sul libro.

A seguire un apericena cui ci si può prenotare telefonando al 0575595042 o al 3313416906 del Tapis, o, tramite mail a [email protected]

Chiederò ai sassi che nome vogliono – 15 ottobre 2016, ore 17,30 – Bibbiena (AR)

Sabato 15 ottobre, alle 17,30, Il Podestà e Milleforme, organizzano la presentazione dell’ultimo libro di Giovanni Carbone, “Chiederò ai sassi che nome vogliono”. Interverranno Elisabetta Gangi e Santi Cherubini che faranno da contrappunto agli scompensi narrativo-musicali di Libro-Giovanni-Il-PodestàStefano Brami e Giovanni Carbone.

Giovanni Carbone, insegnante, ha smesso di fare il giornalista molti anni fa pur continuando a collaborare con numerose riviste; più di recente ha smesso di fumare, ma non riesce a smettere di scrivere. Tuttavia, si approccia a questa pratica con cautela, senza furori creativi, dolorose crisi d’ispirazione, per cui può concedersi divagazioni, esplorazioni di genere, passando dalla saggistica alla poesia, dalla critica artistica e letteraria agli scritti per bambini, attraverso riduzioni per il teatro, romanzi e persino cedimenti eno-gastronomici. Premiato in numerosi concorsi letterari, cui ha però deciso di non partecipare più – non per snobismo ma per pigrizia – tra gli ultimi suoi libri si ricordano il saggio storico-aneddotico Ragusa e le perle della Contea di Modica (Flaccovio Editore, PA), La metamorfosi del Parafulmine (Prova d’Autore, CT) e La pietra celeste (Cianferoni Editore, Stia -AR).

Chiederò ai sassi che nome vogliono è invece un testo diviso in due parti. La prima – Chiederò ai sassi che nome vogliono – costituita da sette racconti chiaramente qualunque, in un ordine ovviamente qualsiasi, che si legano tra loro solo perché a leggerli ed a scriverli l’autore ipotizza potrebbe essere stata la stessa persona. La seconda parte è invece un Memorandum, il ripescaggio di cose già scritte, decontestualizzate e rese capaci di muoversi con gambe proprie, e questo perché riciclare è pratica ottima che consente il rispetto dell’ambiente, ma è anche – ritiene l’autore – un comportamento atto ad impedire dissimulazioni negazioniste della labilità delle memorie. e questo perché riciclare è pratica ottima che consente il rispetto dell’ambiente, .

 

Stefano Meli, “Ghostrain” – Bibbiena (AR), 4 Ottobre

Il 4 ottobre, alle 21,00, presso il Teatro Dovizi di Bibbiena (AR), Milleforme vi invita al suggestivo concerto di Stefano Meli con i brani del suo ultimo lavoro, “Ghostrain”.Loc Meli

Stefano Meli è amante dello slide e del delay, ed ha seguito sempre una strada tutta sua, malandata, sotterranea e dissestata. Allergico ai concetti commerciali della musica, ha trovato nel blues e nella musica strumentale la sua via, il suo posto. Negli anni ha affinato un modo suo di suonare una sorta di Fingerpicking che ha a che fare con una psichedelia viscerale mischiata ad un blues desertico e a un folk/elettrico/strumentale di chiara matrice Americana, quell’America desertica, lontana e periferica. Ha sempre pensato che la musica dovrebbe prenderci e portarci da un’altra parte, che la musica è verità, quindi i suoi album li ha sempre registrati in presa diretta e senza l’aiuto del computer, utilizzando un vecchio mixer e un vecchio registratore digitale a quattro tracce. Ha collaborato con varie band prima di mettersi in marcia da solo. Ha pubblicato due album con La Casbah, due album con i Caruana Mundi e cinque album da solo tra cui una colonna sonora: “Eight Instrumental Dusty Traks From Nowhere”, Kalimat 2010; “Santo Bandito”, Lost Cat Recording 2012; “Psychedelic Indiana Blues”, Extempora 2014; la colonna sonora originale del Docu-Film “L’Ora di Spampinato” di Vincenzo Cascone e Danilo Schininà edita da Extempora sempre nel 2014 e quest’ultimo lavoro “Ghostrain”, Seltz Recordz/Audioglobe 2015. foto-1Nella sua musica si incontrano spesso quelle atmosfere che pervadono i libri di Jack London, di John Steinbeck, di Brendan Behan o di Erskine Caldwell. Se proprio si deve trovare una definizione per la sua musica, si potrebbe parlare di chitarrista di frontiera, chitarrista da strade polverose e solitarie. La musica di Stefano Meli è preferibile ascoltarla in macchina soprattutto quando si devono affrontare dei lunghi viaggi. Se lo incontrate non fategli domande, offritegli una birra e ve ne sarà grato.

L’album “Ghostrain” è stato accolto favorevolmente dalla critica di settore tanto che Nicola Orlandino, giornalista musicale dell’autorevole Son Of Marketing, lo ha definito tra i migliori album italiani del 2015.

Ghostrain” possiede un fascino tenue ma a presa immediata e poi più in profondità, annota un desolato, ancestrale commento al tempo presente. Una sonata contro il fracasso del quotidiano. (Onda Rock)

Tra le pieghe e i sentieri delle sue note, “Ghostrain” accoglie inquietudini e a tratti si fa visionario. Un Album ricco di suggestioni per un viaggio ideale tra strade e silenzi assolati, paesaggi naturali, città sofferenti, inquietudini e visioni. (Mescalina.it)

Stefano Meli rimette all’appello il vezzo immortale dell’Americana sporcata di blues e di solitudine che si taglia con il coltello. “Ghostrain” è tutto un fuoco di sangue caldo e di armonie che generano sogni e deliri a ripetizione. (RockShock.it)

Ghostrain, lavoro pubblicato per Seltz Recordz, affonda le mani nel blues più sudato, onirico e psichedelico che l’America abbia mai sviluppato. (InYourEyesZine)

Bea 2016 – D’ArteFatti, 24 settembre, 18,00 – Soci (AR)

Siamo giunti all’ultimo appuntamento di BEA – Bibbiena Editoria Arte 2016. Vi ricordiamo anche che è ancora visitabile sino al 30 settembre, presso ARCA – Museo Archeologico del Casentino Piero Albertoni, la mostra “Al tempo quando non c’era il tempo” di Aldo Palazzolo, e, presso l’Auditorium “Berretta Rossa” di Soci, la collettiva di arti figurative di Lorettio Ricci, Pierluigi Ricci e Valter Cemolin.

24 Settembre, ore 18,00
Auditorium “Berretta Rossa”
Piazza Padella, Soci – Bibbiena (AR)
in collaborazione con

Logo Pro Loco Soci Vettoriale OriginaleD’ARTE FATTI
Incontro letterario con
Leonardo Nozzoli, Ela Bi, Annalisa Gagnarli,
e con i contrappunti musicali della
Corale Alessandri di Figline e Incisa V.no (FI)
diretta dal M° Paolo Mugnai

24-SETTEMBRED’ArteFatti è un trio di scrittori formato da Leonardo Nozzoli, Ela Bi e Annalisa Gagnarli. La festa delle Arti che Mario Minarini organizzò per chiudere la sua mostra di pittura “Segni fiorentini”, il 7 novembre 2015 presso la Stamperia Edi Grafica di Firenze, è stata la loro prima occasione di collaborazione. Ognuno dei tre partecipò con un proprio testo al dialogo tra Parola, Pittura, Musica e Danza, creato per l’evento.
Stupiti e incoraggiati dal successo di ­una tale sinergia, decisero di condividere il loro “lavoro” di scrittori, tra di sè e con gli altri, ricreando lo stesso clima di commistione delle Arti. Scelto il nome, ­d’ArteFatti, come sintesi di vi­ssuti d’arte, eventi d’arte, elaborati ­d’arte e quant’altro, l’aprile 2016 segna il loro esordio come trio, dando il via ad una serie di presentazioni/performance in cui le loro Parole sono accompagnate, di volta in volta, da pittori e musicisti diversi.

La Corale Alessandri nasce nel 2004 come gruppo composto prevalentemente dagli allievi delle Scuole di Musica di Figline, Incisa Valdarno e Rignano sull’Arno (Fi) coordinati dalla maestra Carmela Mazzarella. Specializzata in musica tradizionale e popolare, ha allargato in seguito il suo orizzonte musicale spaziando anche nell’opera lirica con alcune partecipazioni al “Don Giovanni” di W. A. Mozart., ma è sopratutto nella rivisitazione di brani di musica leggera e da film che trova la sua dimensione artistica più importante.
Dal 2005 è diretta dal maestro Paolo Mugnai.

Ne La Sindrome di Vermeer Leoun giovane ambulante somalo viene ucciso a pochi passi da Palazzo Vecchio a Firenze. È il primo di una serie di omicidi seriali con un denominatore comune: le vittime indossano tutte occhiali scuri. Da qui parte una storia che intreccia le vite di tre personaggi: un serial killer, un commissario di polizia,un giornalista.
I protagonisti si muovono in una reciproca rincorsa che li porta, passo dopo passo,al disvelamento di verità nascoste e ad un imprevedibile capovolgimento dei ruoli. Per tutti e tre ci saranno al contempo condanna e redenzione.
Sotto l’occhio ambiguo di Wermeer.

Il fumo del camino è la prima raccolta di poesie di Annalisa Cop Gagnarli webGagnarli, che scaturisce dal desiderio dell’autrice di voler condividere con i lettori spaccati di vita interiore. Esce nel novembre del 2012, edita da Florence Art Edizioni, composta da 32 testi, suddivisi in tre parti, sul cui tono poetico Stefano Beccastrini ha detto “(versi) che quasi in punta di penna disegnano, con tenerezza e senso del colore, una sorta di occidentali haiku”.

Mal’essere è una raccolta di racconti Elawebspecchio di una realtà sofferente. Persone che appaiono disadattate e incapaci di vivere liberamente la propria esistenza.
Nello scrivere questi testi ho provato a non esserci, e per quanto possibile, mi sono limitata a descrivere, fotografare quello che appare nelle vite di personaggi.
Non ho voluto giudicare, indagare e neppure dare spiegazioni. Semplicemente esporre. Anche se si comprende che ciò che appare altro non è se non la punta di un iceberg profondo a cui ogni lettore volendo può accedere.”
Ho scritto dei racconti brevi come vorrei che fosse la sofferenza di ognuno.

 

BEA 2016, seconda parte

Mentre è ancora visibine sino al 25 settembre la mostra “Note a margine e altre divagazioni” riparte BEA, Bibbiena Editoria Arte 2016 con altri due appuntamenti.

17 Settembre, ore 17,30
Auditorium “Berretta Rossa”
Piazza Padella, Soci – Bibbiena (AR)
in collaborazione con

Logo Pro Loco Soci Vettoriale OriginaleInaugurazione della mostra d’arti figurative con le opere di
PIERLUIGI RICCI,
LORETTO RICCI,
VALTER CEMOLIN
intervengono ANNA VISI, ELISABETTA GANGI

ORE 18,30
presentazione del libro
CHIEDERO’ AI SASSI CHE NOME VOGLIONO
di Giovanni Carbone
voce narante
EMMA CARDILLO

17-SETTEMBREGiovanni Carbone, insegnante, ha smesso di fare il giornalista molti anni fa pur continuando a collaborare con numerose riviste; più di recente ha smesso di fumare, ma non riesce a smettere di scrivere. Tuttavia, si approccia a questa pratica con cautela, senza furori creativi, dolorose crisi d’ispirazione, per cui può chiederò-ai-sassiconcedersi divagazioni, esplorazioni di genere, passando dalla saggistica alla poesia, dalla critica artistica e letteraria agli scritti per bambini, attraverso riduzioni per il teatro, romanzi e persino cedimenti eno-gastronomici. Premiato in numerosi concorsi letterari, cui ha però deciso di non partecipare più – non per snobismo ma per pigrizia – tra gli ultimi suoi libri si ricordano il saggio storico-aneddotico Ragusa e le perle della Contea di Modica (Flaccovio Editore, PA), La metamorfosi del Parafulmine (Prova d’Autore, CT) e La pietra celeste (Cianferoni Editore, Stia -AR). Chiederò ai sassi che nome vogliono è invece un testo diviso in due parti. La prima – Chiederò ai sassi che nome vogliono – costituita da sette racconti chiaramente qualunque, in un ordine ovviamente qualsiasi, che si legano tra loro solo perché a leggerli ed a scriverli l’autore ipotizza potrebbe essere stata la stessa persona. La seconda parte è invece un Memorandum, il ripescaggio di cose già scritte, decontestualizzate e rese capaci di muoversi con gambe proprie, e questo perché riciclare è pratica ottima che consente il rispetto dell’ambiente, ma è anche – ritiene l’autore – un comportamento atto ad impedire dissimulazioni negazioniste della labilità delle memorie. e questo perché riciclare è pratica ottima che consente il rispetto dell’ambiente, .
A leggere brani del libro di Giovanni Carbone sarà l’attrice Emma Cardillo

24 Settembre, ore 18,00
Auditorium “Berretta Rossa”
Piazza Padella, Soci – Bibbiena (AR)
in collaborazione con

Logo Pro Loco Soci Vettoriale OriginaleD’ARTE FATTI
Incontro letterario con
Leonardo Nozzoli, Ela Bi, Annalisa Gagnarli,
e con i contrappunti musicali della
Corale Alessandri di Figline e Incisa V.no (FI)
diretta dal M° Paolo Mugnai

24-SETTEMBRED’ArteFatti è un trio di scrittori formato da Leonardo Nozzoli, Ela Bi e Annalisa Gagnarli. La festa delle Arti che Mario Minarini organizzò per chiudere la sua mostra di pittura “Segni fiorentini”, il 7 novembre 2015 presso la Stamperia Edi Grafica di Firenze, è stata la loro prima occasione di collaborazione. Ognuno dei tre partecipò con un proprio testo al dialogo tra Parola, Pittura, Musica e Danza, creato per l’evento.
Stupiti e incoraggiati dal successo di ­una tale sinergia, decisero di condividere il loro “lavoro” di scrittori, tra di sè e con gli altri, ricreando lo stesso clima di commistione delle Arti. Scelto il nome, ­d’ArteFatti, come sintesi di vi­ssuti d’arte, eventi d’arte, elaborati ­d’arte e quant’altro, l’aprile 2016 segna il loro esordio come trio, dando il via ad una serie di presentazioni/performance in cui le loro Parole sono accompagnate, di volta in volta, da pittori e musicisti diversi.

La Corale Alessandri nasce nel 2004 come gruppo composto prevalentemente dagli allievi delle Scuole di Musica di Figline, Incisa Valdarno e Rignano sull’Arno (Fi) coordinati dalla maestra Carmela Mazzarella. Specializzata in musica tradizionale e popolare, ha allargato in seguito il suo orizzonte musicale spaziando anche nell’opera lirica con alcune partecipazioni al “Don Giovanni” di W. A. Mozart., ma è sopratutto nella rivisitazione di brani di musica leggera e da film che trova la sua dimensione artistica più importante.
Dal 2005 è diretta dal maestro Paolo Mugnai.

Ne La Sindrome di Vermeer Leoun giovane ambulante somalo viene ucciso a pochi passi da Palazzo Vecchio a Firenze. È il primo di una serie di omicidi seriali con un denominatore comune: le vittime indossano tutte occhiali scuri. Da qui parte una storia che intreccia le vite di tre personaggi: un serial killer, un commissario di polizia,un giornalista.
I protagonisti si muovono in una reciproca rincorsa che li porta, passo dopo passo,al disvelamento di verità nascoste e ad un imprevedibile capovolgimento dei ruoli. Per tutti e tre ci saranno al contempo condanna e redenzione.
Sotto l’occhio ambiguo di Wermeer.

Il fumo del camino è la prima raccolta di poesie di Annalisa Cop Gagnarli webGagnarli, che scaturisce dal desiderio dell’autrice di voler condividere con i lettori spaccati di vita interiore. Esce nel novembre del 2012, edita da Florence Art Edizioni, composta da 32 testi, suddivisi in tre parti, sul cui tono poetico Stefano Beccastrini ha detto “(versi) che quasi in punta di penna disegnano, con tenerezza e senso del colore, una sorta di occidentali haiku”.

Mal’essere è una raccolta di racconti Elawebspecchio di una realtà sofferente. Persone che appaiono disadattate e incapaci di vivere liberamente la propria esistenza.
Nello scrivere questi testi ho provato a non esserci, e per quanto possibile, mi sono limitata a descrivere, fotografare quello che appare nelle vite di personaggi.
Non ho voluto giudicare, indagare e neppure dare spiegazioni. Semplicemente esporre. Anche se si comprende che ciò che appare altro non è se non la punta di un iceberg profondo a cui ogni lettore volendo può accedere.”
Ho scritto dei racconti brevi come vorrei che fosse la sofferenza di ognuno.

 

Note a margine e altre divagazioni (Colle Val d’Elsa – 10 settembre ore 17,30)

locandina-colle-val-d'elsa-Milleforme e Galleria 360°, in collaborazione con la Pro Loco di Colle Vald’Elsa presentano “Note al margine ed altre divagazioni”, una collettiva di artisti che hanno storie da raccontare. Storie diverse che prendono corpo attraverso strumenti solo in apparenza lontani (scultura, fotografia, istallazioni, quadri) ma che sviluppano un percorso espositivo che si fonde insospettabilmente in unicum narrativo non concordato. Una convergenza che nasce spontanea semplicemente dall’attribuire all’arte, in ogni sua espressione, l’autenticità di una forma espressiva che non può che essere condivisa, appartenere ad un tutto vissuto.

Questa alchimia sarà visibile a partore dall’inaugurazione della mostra, alle 17,30 del 10 settembre, in via del Castello, 29, a Colle Val d’Elsa (magnifica lo spazio di Palazzo dei Priori). Interverranno i rappresentanti della Pro Loco, delle istituzuioni e le curatrici della mostra, Matilde Hernandez Lorente (Galleria 360°) e Elisabetta Gangi (Milleforme). A quest’ultima il compito di presentare, dopo l’inaugurazione della mostra, l’ultimo libro di Giovanni Carbone, “Chiederò ai sassi che nome vogliono”. Giovanni Carbone, insegnante, ha smesso di fare il giornalista molti anni fa pur continuando a collaborare con numerose riviste; più di recente ha smesso di fumare, ma non riesce a smettere di scrivere. Tuttavia, si approccia a questa pratica con cautela, senza furori creativi, dolorose crisi d’ispirazione, per cui può chiederò-ai-sassiconcedersi divagazioni, esplorazioni di genere, passando dalla saggistica alla poesia, dalla critica artistica e letteraria agli scritti per bambini, attraverso riduzioni per il teatro, romanzi e persino cedimenti eno-gastronomici. Premiato in numerosi concorsi letterari, cui ha però deciso di non partecipare più – non per snobismo ma per pigrizia – tra gli ultimi suoi libri si ricordano il saggio storico-aneddotico Ragusa e le perle della Contea di Modica (Flaccovio Editore, PA), La metamorfosi del Parafulmine (Prova d’Autore, CT) e La pietra celeste (Cianferoni Editore, Stia -AR). Chiederò ai sassi che nome vogliono è invece un testo diviso in due parti. La prima – Chiederò ai sassi che nome vogliono – costituita da sette racconti chiaramente qualunque, in un ordine ovviamente qualsiasi, che si legano tra loro solo perché a leggerli ed a scriverli l’autore ipotizza potrebbe essere stata la stessa persona. La seconda parte è invece un Memorandum, il ripescaggio di cose già scritte, decontestualizzate e rese capaci di muoversi con gambe proprie, e questo perché riciclare è pratica ottima che consente il rispetto dell’ambiente, ma è anche – ritiene l’autore – un comportamento atto ad impedire dissimulazioni negazioniste della labilità delle memorie. e questo perché riciclare è pratica ottima che consente il rispetto dell’ambiente, .

Bibbiena Editoria Arte 2016

BeamaniBEA-Bibbiena Editoria Arte (qui il programma) riparte per la sua terza edizione con le stesse prerogative delle prime (2014, 2015), per dare spazio e voce alle più diverse forme d’espressione artistica e creativa. Un’edizione, quella che si snoda nel mese di settembre 2016, di cui filo conduttore è la musica, non come quinta sonora, come semplice contrappunto o accompagnamento per altre forme di arte, piuttosto come elemento espressivo che riesce a dialogare, a costruire dialettiche concrete con ogni altra creazione artistica, cui contribuisce aggiungendo cromatismi nuovi ed inattesi, giocando un proprio protagonismo oltre i momenti canonici cui è comunemente relegata.
Ma BEA 2016 si presenta anche con altre novità rispetto alle edizioni precedenti. La prima riguarda i tempi, non più concentrati in un’unica settimana, che attraversano l’intero mese di settembre, così da dare la possibilità a chi volesse parteciparvi di poterlo fare con maggiore libertà di movimento. E poi i luoghi, non solo il centro storico di Bibbiena, ma anche le altre realtà del territorio, per coinvolgerle nella prospettiva di una rassegna sempre più partecipata e condivisa.
Anche quest’anno il calendario degli eventi è ricco e variegato, a partire da alcune ricorrenze che non potevamo trascurare (i 50 splendidi anni dell’Istituto “Ernesto De Martino”, cui è dedicata la giornata iniziale, e i 500 anni dell’Orlando Furioso che abbiamo voluto celebrare in modo non canonico rivolgendoci a quella geniale creazione poetica ed espressiva che è l’ottava rima), un calendario che, come è consuetudine per questa rassegna, non poteva trascurare ogni forma espressiva dell’arte. Mostre, concerti, libri, video, recital, sono la quintessenza di una rassegna che ha come obiettivo primario la ricerca di una cultura della contaminazione, perché se riescono a coesistere e dialogare tra loro artisti e forme d’arte lontane, allora ci si attende un contagio positivo che induca, in nome e per conto di un’incessante ricerca della bellezza, le donne e gli uomini in ogni contesto si trovino fare lo stesso. Vi ricordiamo anche che è possibile vedere, sino al 30 settembre 2016, presso ARCA, Museo Archeologico del Casentino “Piero Albertoni, la mostra “Al tempo quando non c’era il tempo” di Aldo Palazzolo.

Alla pagina dedicata alla rassegna su questo stesso blog trovate il programma. Seguiteci anche su FB.

Casentino Classica (21-24 luglio, Bibbiena – AR)

Nei locali del Museo Archeologico del Casentino “Piero Albertoni”, con le suggestioni della quinta scenografica della mostra fotografica di ALDO PALAZZOLO “Al tempo quando non c’era il tempo” (di seguito ancora immagini dell’inaugurazione del 9 luglio),

dal 21 al 24 luglio 2016 si svolgerà Casentino-Classica-BibbienaCASENTINO CLASSICA alla cui organizzazione ha aderito anche Milleforme. Casentino Classica è un’idea semplice ma concreta, che sorge con naturalezza dal desiderio di dar vita ad un salotto musicale in Casentino. Consiste in una serie di quattro concerti, tutti ad ingresso gratuito ed alle 20,00.

Casentino Classica accoglie formazioni da camera provenienti dalle più prestigiose Istituzioni musicali italiane quali l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Accademia “Incontri col Maestro” di Imola e la Scuola di Musica di Fiesole. Casentino Classica rivolge grande attenzione a giovani concertisti che hanno intrapreso una carriera brillante, già colma di importanti riconoscimenti.

PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE

DUO MANSUETO VENEZIA (21 luglio 2016)Venezia Mansueto

Il Duo Mansueto Venezia, formato dal violoncellista Roberto Mansueto e dal pianista Vito Venezia, nonostante la giovane età dei componenti è già una realtà del concertismo nazionale. Nato tra la Scuola di Musica di Fiesole e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Duo Mansueto Venezia si è perfezionato con Luigi Piovano, Tiziano Mealli, Carlo Fabiano, Alfonso Ghedin e il Trio di Parma. Roberto e Vito, da anni in carriera e già vincitori di prestigiosi concorsi, si esibiscono anche come solisti e in altre formazioni cameristiche. Il Duo è ospite di emittenti radiofoniche e di importanti sale e stagioni concertistiche.

TRIO DI IMOLA (22 luglio 2016)trio di Imola

Il Trio di Imola si è costituito nel novembre del 2015 da un’ idea del Maestro Nazzareno Carusi nell’ambito del corso di Musica da camera tenuto dallo stesso presso l’Accademia Pianistica “Incontri con il Maestro” di Imola. Del trio, Carusi ha affermato: “Sono tre ragazze che sommano a una grande bravura tecnica una ancora maggiore musicalità. Se continueranno così e resteranno tra di loro le amiche affezionate che sono oggi, il mondo della musica avrà un nuovo e straordinario Trio”. Il Trio di Imola ha ottenuto, nel 2016, il primo premio al Concorso Internazionale “Città di Rimini”.

QUARTETTO TAAG (23 luglio 2016)Quartetto

Nasce nel 2011 a Torino e nonostante la giovane età ha già ottenuto diversi riconoscimenti come il primo premio SVIRÉL 2016 e il premio dedicato a Piero Farulli al Premio Crescendo 2015. Attualmente si perfeziona presso la Scuola di Musica di Fiesole con Miguel Da Silva, Antonello Farulli e Andrea Nannoni.

TRIO DMITRIJ (24 luglio 2016)

Costituitosi nel 2007, il Trio Dmitrij si é perfezionato con il Trio di Trieste presso il “Collegio del Mondo Unito” di Duino, Trio Dmitrijcon il Trio di Parma presso la Scuola di Musica di Fiesole, con Piernarciso Masi presso l’Accademia di Fusignano e con Carlo Fabiano presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Vincitore del III premio (con primo non assegnato) al Concorso “F. Cilea” di Palmi, il Trio Dmitrij svolge intensa attività concertistica per svariate associazioni in Italia e all’estero. Recentemente ha inciso l’integrale della musica da camera di Liszt per l’etichetta milanese M.A.P. Il Trio Dmitrij è regolarmente invitato a tenere masterclass di musica da camera presso il Conservatorio Nacionàl “F. Guerrero” di Siviglia.

Dopo ciascuno dei concerti avrà luogo la cena con l’artista, un momento conviviale in occasione del quale il pubblico e la stampa hanno la possibilità di incontrare i protagonisti di Casentino Classica. Presso il giardino del Museo Archeologico del Casentino, a cura delle attività di ristorazione del Centro Storico di Bibbiena.

Sono anche previsti, a cura del Maestro Vito Venezia, direttore artistico della rassegna, tre giorni di lezioni aperte a giovani pianisti residenti in Casentino. Un’occasione per condividere la propria esperienza di fare musica attraverso gli 88 tasti. La frequenza delle lezioni è gratuita ed è possibile avere le necessarie informazioni rivolgendosi a [email protected] o consultando il bando su www.vitoveneziapianist.com

Note al margine di “Al tempo quando non c’era il tempo”

Splendida serata quella del 9 luglio presso il Museo Archeologico di Bibbiena, per l’inaugurazione della mostra di Aldo Palazzolo “Al tempo quando non c’era il tempo”. Una serata ricca di suggestioni e molto partecipata, con una efficace introduzione di Elisabetta Gangi (presidente di Milleforme), arricchita dalle letture dell’attrice Emma Cardillo, dalla chitarra del Maestro Carlos Alberto Barbato, e conclusasi con il magistrale concerto dei Valle Santa Corde. Di seguito riportiamo alcune immagini della serata (foto di Giancarlo Gonnelli) e alcune note critiche (Giovanni Carbone)sull’esposizione.

EROS (La Genesi)

Se non c’è dubbio che tutto iniziò dall’Eros (se Eva avesse mangiato il serpente anziché la mela…), è anche vero che la sua ricerca è diventata ossessione e non fluida riscoperta dell’essenza stessa dei viventi, gesto semplice e naturale. Al contrario, l’Erotismo viene spesso derubricato a pratica immorale, lì dove invece è stata la fonte cui si sono abbeverati poeti ed artisti d’ogni epoca e luogo, o sostituita dall’esasperazione del motto, assai poco aulico, ogni lasciata è persa, surrogandone, in definitiva, il ruolo di riscoperta minimalista della sua essenza primordiale ed istintiva, delicata poesia di sensi, ad una kermesse di sovrastrutture, tacchi a spillo e cortisone compresi.

Nelle immagini della serie Frammenti di Marmo, Aldo Palazzolo, invece, si rivolge nuovamente a un Eros genetico, a quell’essenza perduta e sepolta dalla mondanità corrotta delle sovrastrutture, lo ritrova nella semplice e vertiginosa nudità delle forme. Continua, dunque, in una sorta di staffetta ideale, l’opera di recupero della materia primordiale, della forma nascosta, in parte già denudata degli eccessi materici di cave pregiate, da grandi estrattori di poesia umana, dai blocchi di marmo. 13524466_1074293895982159_2867248082993575148_n

Palazzolo, com’è aduso fare, non scatta per scattare, non ha tempo da sottrarre alle pigrizie del Sud, va giustappunto all’essenza, interrogando i marmi circa il pensiero di quei creatori che li hanno liberati, secondo modalità e prassi michelangiolesche, dall’involucro di materia morta, restituendoli alla vita; in questo compie ed esalta nel contempo il gesto erotico definitivo che solo può essere nella scoperta. Interrogando i marmi, con l’occhio obiettivo del ricercatore, deduce, e forse scopre, al di là d’ogni ragionevole dubbio, il nucleo fondante del pensiero antico che ha generato quella vita di pietra. Una vita che, oltre il pensiero della forma minimale da cui si è generata, è occultata da sovrastrutture, appunto, come certi vini del sud, serviti allungati con la gazzosa perché troppo difficili da buttar giù per corpo ed eccessiva adesione organolettica a terre aspre.

Palazzolo dunque denuda il dettaglio primigenio, individua in esso il nucleo generatore dell’opera, lo libera da ciò che non serve, dal tutto intorno da cui fu imprigionato dal benpensantismo che ad ogni epoca il declinante – per definizione – impero, impone all’umanità, perché non riscopra in sé, nella propria viva carne, ciò di cui ha veramente bisogno. Poi lo rende, in forme inequivocabili, annullando distanze temporali e aggiungendo il vuoto intorno, che non crea equivoci, ma che proietta in una dimensione immaginifica e sorprendentemente condivisa chi si trova al cospetto di quell’immagine.

THANATOS (Post Human)

Il potere più affascinante di una camera è quella certa proprietà trascendente di conservazione dell’anima, anche quando non c’è più il suo simulacro. Andrè Bazin

È nel gesto intriso di pietas della Veronica a ricoprire il viso martoriato del Cristo, che si cela il primo scatto fotografico, il primo sviluppo e con esso, la prima resurrezione.

Nel concretizzarsi di quel sogno d’immortalità donata, nell’imprimersi di un volto, di un’immagine che riprende vita nella camera oscura del tempo, c’è tutta la tecnica più evoluta, oltre alla volontà del gesto; altro che megapixel e photoshop… c’è un atto istintivo che procrastina la narrazione del ritratto all’infinito, come in un clic, il clic definitivo. Mummie-Savoca-copia

Il desiderio profondo di sopravvivere a se stessi, prolungando il proprio corpo al di là d’ogni barriera temporale, esorcizzare la caducità di un’esistenza in forme biochimiche sostituendola con l’essenza della pietrificazione che, scarnificando il bio, salva l’immagine e con essa la volontà d’aggrapparvisi in eterno, è cosa da pazzi, ma anche assai diffusa, dai faraoni a Faust, dai corredi funebri a Dorian Gray.

La pazzia di essere eterni è del Re, dell’Imperatore, del capo in quanto tale; il miserabile non vi aspira, prende quel che c’è, non vuole un monumento alla sua sciagura, non vuol diventare un Prometeo incatenato, gode delle pause in cui l’aquila è lontana semmai, e non banchetta con la sua carne viva; s’approfitta di quel che viene, pretende al massimo poco più, serene esistenze ad esempio, anche brevi s’è il caso, altro che vite eterne.

Che fine ha fatto Baby Jane? è invece roba da giorni nostri, da maquillage dovuti e ricercati, perché si nasconda la cosa più vera: che, in definitiva, ci apparteniamo per poco più di uno sbadiglio.

Palazzolo, che nemmeno nei più audaci voli pindarici riesce a rassomigliare alla Veronica, quando scende nella cripta dei Cappuccini di Savoca, fa una semplice operazione, chiude il cerchio. Illustra l’illustrazione, amplifica e mette il Re a nudo, denuncia la pazzia di conquista dell’eterno, mostrandoci il volto tumefatto e scarnificato del tentativo fallito. Chiude il cerchio, dico, di un giro ampio che dura millenni, dal lenzuolo della Veronica, che voleva in realtà nascondere l’orrore del martirio per preservare la bellezza della memoria, ottenendo l’opposto paradossale, il martirio post-mortem, la tecnica brutale che precede la tragica consapevolezza della morte dell’immortalità.

È dunque un cerchio chiuso, il tempo dell’immortalità, un cerchio che è la dimensione di ciò che si può spezzare, proprio come quelli incisi sulla sabbia da Archimede, a due passi da dove Palazzolo è nato, ucciso dalla barbarie per essersi distratto in una formula geometrica, per essere rimasto in contemplazione del giro perfetto. Il cerchio chiuso, dunque, la metafora di come le cose degli uomini possano essere mirabilie poetiche, maraviglie ed armonie in forme perfette, frutto esclusivo della ricerca del bello, ma che poi si trasfigurano nel potere e nel possesso e nella conseguente maledizione di portarseli dietro per sempre, in un’orgia di devastazione e di corruzione che quel cerchio spezza, definitivamente, nel semplice tempo d’un batter di ciglia.

“Al tempo quando non c’era il tempo”

Invito mostra palazzolo1Un evento prezioso quello del 9 luglio alle 18,00, presso i locali del Museo Archeologico del Casentino Pietro Albertoni, in via Berni, 21 a Bibbiena (AR). Ad aprire la Notte Bianca nel borgo toscano, un evento che si snoda su più momenti legati dal fil rouge della qualità, della suggestione artistica, della sorpresa. Milleforme ha messo insieme esperienze diverse a cominciare dalle fotografie di marmi e mummie di ALDO PALAZZOLO (sarà presente all’inaugurazione), introdotto da Elisabetta Gangi. Immagini il cui commento è affidato alla chitarra del M° CARLOS ALBERTO BARBATO ed alle letture di EMMA CARDILLO.12993501_10209265356700550_8022277791874174667_n Il fotografo siciliano è fra i testimoni più importanti del nostro tempo avendo immortalato i più grandi protagonisti del mondo della cultura contemporanea. Personaggi illustri ma anche sconosciuti, ma anche dettagli sorprendenti ed inconsueti che racchiudono storie, segreti, interessanti sempre. Immagini che inquietano profondamente e spesso, quasi sempre anzi, seducono. Nel 1989 il critico Peter Weiermair lo segnala fra i ritrattisti più importanti al mondo allestendo l’esposizione e il catalogo per “Il ritratto nella Fotografia Contemporanea” con artisti come Andy Warhol, Robert Mapplethorpe, Annie Leibovitz, Bruce Weber, Mary Ellen Mark, Cleg & Guttman, Lynn Davis, Thomas Ruff. Ha esposto in manifestazioni di prestigio internazionale: da Arles, dov’è presente nel 1992 con una grande personale, alla Biennale di Venezia, ai festival di fotografia di Amsterdam, Liegi, Montpellier etc. Dal ’90 in poi vira verso una ricerca personalissima che lega l’elaborazione della foto alla riflessione sulla luce e sull’alchimia che denomina “Liquid Light”. È stato fotografo di scena nel film “Il Garofano Rosso” ed ha curato le scenografie degli spettacoli “Change de Peu” a Geneve e “Le vecchie e il mare”, dal testo del poeta greco Jannis Rytsos, a Catania e Genova. Autore dei video-ritratti dedicati a Manlio Sgalambro, filosofo catanese, ed Enzo Sellerio, fotografo e fondatore dell’omonima casa editrice palermitana. Ha fondato la rivista di arte e cultura internazionale Charade. Ma le suggestioni non terminano qui, proseguono nelle Milleforme delle cose che catturano, con le note che girano il mondo dei VALLE SANTA CORDE, vallesanta_fruehjahrstour-563x270note calde e virtuose, ma anche trasognate come soltanto può evocare chi suona con una certa sublime qualità dell’anima

In-oltre, fuori e dentro la crisi. Colle Val d’Elsa (SI) 25 giugno

Cosa c’entrano le immagini di “Passeggeri incogniti”, la mostra fotografica di Giancarlo Gonnelli che racconta l’essenza narrativa di scorci di vita quotidiana che si dipanano sotto sguardi distratti, con la disamina attenta e puntuale che Giorgio Bellucci, nel suo libro “Critica del monetarismo e dei derivati di credito”, fa delle dinamiche finanziarie ai “tempi” delle grandi crisi economiche globali? LOcandina-Bellucci-GonnelliSemplicemente che tempi e ritmi di quel quotidiano “invisibile” che la sensibilità artistica di Giancarlo Gonnelli rende nella sua suggestione poetica agli occhi degli altri, finiscono inevitabilmente per dipendere proprio da quei massimi sistemi che Giorgio Bellucci racconta nel suo libro con un linguaggio semplice ed incisivo. Ma c’è dell’altro che accomuna questi due diversi approcci nel raccontare storie, ed è la capacità di disvelare mondi: il primo, quello che Giancarlo Gonnelli ci mostra nelle sue immagini, non è occulto, incomprensibile, ma diventa tale nell’istante in cui i tempi e i modi cui siamo costretti a sottostare, non ci consentono di fermarci a riflettere sulla complessità dei dettagli che si palesano ai nostri occhi, e che divengono così un tutto indistinto dove l’unica certezza che abbiamo è il nostro rapidissimo andare oltre, come quando osserviamo il paesaggio vorticoso che scorre dai finestrini di un treno ad altissima velocità; ma anche Giorgio Bellucci ci racconta di un mondo invisibile, un mondo che condiziona profondamente il nostro vissuto quotidiano, ma che sembra essere lontanissimo ed incomprensibile, persino oscuro nei suoi tratti salienti, incomprensibile e criptico nei suoi meccanismi che talvolta si palesano solo per i loro devastanti effetti sulle moltitudini delle donne e degli uomini di questo pianeta. Non è stato così difficile proporre queste due visioni in un unico momento, quello che Milleforme e la Pro Loco di Colle Val d’Elsa hanno individuato per il 25 giugno 2016 alle 17,30, presso il Palazzo dei Priori, in via del Castello, 29 a Colle Val d’Elsa (SI). Vi aspettiamo.

Una serata in Valle Santa

Siete tutti invitati sabato 11 giugno 2016 a Biforco (Chiusi della Verna – AR), presso il Circolo Culturale “Amici della Valle Santa”, alla serata di cabaret, poesia e musica con il Consorzio dei Suonatrori Insolventi e la presentazione del libro “Cantieri. Tutti i Santi. Come coltivare dubbi nel campo delle ipotesi”. copertina cantieri
Il libro si divide in due parti, nella prima ci sono le poesie di Filippo Nibbi, nella seconda i testi di Santi Cherubini, in parte scritti in aretino. Il libro è il tentativo di dare un’impostazione grammaticale al linguaggio aretino. “La ricostruzione di una lingua, da anni trascurata e lasciata a se stessa, è come riportare a coltura un vecchio vitigno” (Nibbi). Viene ripresa la candida forma poetica degli improvvisatori e si può immaginare di leggerle con lo stesso spirito con cui una volta si faceva veglia ascoltando le storie e le rime. La parte di Santi è tratta da vecchi testi sui quali si tenta di rendere leggibile la lingua aretina in tutte le sue peculiarità espressive. La ricchezza e la concretezza del linguaggio popolare messi a confronto con la lingua ufficiale italiana crea degli effetti divertenti ed esilaranti. “Quello del comico e del poeta è un mondo dalla fortissima identità ma non per questo si circonda di barriere” (dall’introduzione di Venturi al libro): con le ali del poeta e con le ali del comico per trarre il sugo della vita, senza però proporre certezze, anzi; è sempre lecito e opportuno coltivare dubbi nel campo delle ipotesi…

Pensieri divergenti ed altre storie…

MarabukMilleforme e Galleria 360°, in collaborazione con la Libreria Marabuk (Via Maragliano, 29 – Firenze) presentano “Pensieri divergenti ed altre storie…”, una collettiva di artisti che hanno storie da raccontare. Storie diverse che prendono corpo attraverso strumenti solo in apparenza lontani (scultura, fotografia, istallazioni, quadri) ma che sviluppano un percorso espositivo che si fonde insospettabilmente in unicum narrativo non concordato. Una convergenza che nasce spontanea semplicemente dall’attribuire all’arte, in ogni sua espressione, l’autenticità di una forma espressiva che non può che essere condivisa, appartenere ad un tutto vissuto.

Questa alchimia trova una sintesi ulteriore nella location nuova, non “istituzionale”, della libreria Marabuk, alla ricerca di nuove convergenze evolutive per ricongiungere la dimensione artistica con spazi altri del vissuto quotidiano della cultura, per perseguire l’obiettivo di restituire alla cultura (con la C maiuscola) una natura di condivisione, di convivialità. Ma anche per discutere del suo ruolo, per trasmetterne il senso profondo d’una ricerca sistematica e mai esausta della bellezza nelle sue forme più creative e narrative. Dunque, vi aspettiamo, sabato 4 giugno, alle 17,00, per inaugurare la mostra nei locali della Libreria Marabuk, con gli interventi di Matilde Hernandez Lorente (Galleria 360°) e Elisabetta Gangi (Milleforme), e per desiderio di condivisione di questo percorso alla riscoperta d’ogni possibile atto creativo ed emozionale, e di quella dialettica costante tra l’opera, l’artista e chi ne fruisce integrandone la profondità narrativa con il proprio sentire.

“Critica del monetarismo e dei derivati di credito” di Giorgio Bellucci a Firenze

Milleforme ha il piacere di segnalare la nuova presentazione del libro el caro amico Giorgio Bellucci “Critica del monetarrismo e dei derivati di credito” che si terrà il 13 maggio 2016, alle ore 17,00, presso la Sala Gigli di Palazzo Panciatichi in via Cavour 4, a Firenze. Nel corso dell’iniziativa sono previsti i saluti di Eugenio Giani, Presidente del Consiglio regionale della Toscana e di Lucia De Robertis, Vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana. Sono poi previsti gli interventi di Don Leonardo Salutati, Docente di Teologia morale della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, di Filippo Zatti , Prof. Associato di Diritto dell’Economia, Università di Firenze, dell’autore del libro, Giorgio Bellucci, RegioneToscana_13Maggio2016di Danilo Barbi, Segretario nazionale CGIL. Coordina l’incontro Dalida Angelini, Segretario CGIL regionale. Il volume, è una efficace ricostruzione dei processi di finanziarizzazione dell’economia, Il ciclo delle bolle: dalle cartolarizzazioni dei crediti alla distruttività dei derivati di credito. Ed ancora la sconfitta del pensiero keynesiano con l’affermazione del monetarismo e delle teorie di autoregolamentazione dei mercati finanziari e le crisi sistemiche. Il volume rappresenta un viaggio sintetico ed uno strumento utile per comprendere meccanismi “da addetti ai lavori”. E così si scopre come, dalla «bolla dei tulipani olandesi» del Seicento alla «bolla della Compagnia dei Mari del Sud», fino alla «grande bolla» del 1929, alla «bolla di Internet», e quindi alla «bolla dei mutui sub-prime»: il termine «bolla» viene utilizzato per spiegare le vicende economiche più diverse. Tuttavia la «bolla» tecnologica è scoppiata con il tradizionale crollo dei listini azionari, mentre la «bolla» dei mutui è avvenuta sul terreno delle emissioni obbligazionarie. La prima si è sviluppata sul piano del capitale di rischio, la seconda sul piano del capitale di debito. L’appiattimento interpretativo in cui è incorsa tanta parte dell’analisi economica mette in ombra le cause di fondo e impedisce di trovare una via d’uscita dalla crisi.
La soluzione, afferma Bellucci, viene cercata nello spostamento di risorse dal settore pubblico al settore privato, ovvero dalla spesa pubblica ai mercati finanziari, ma rre riconoscere che dopo sette anni dall’inizio della crisi tutto ciò non ha portato i benefici attesi. L’analisi dei nuovi strumenti di finanza derivata, indagati da Giorgio Bellucci alla luce delle teorie che hanno portato alla crisi, costituisce la trama di questo volume.

Le Schegge di Milleforme

Il 5 Maggio, alle 19,30, presso il ristorante La Tavernetta (via 28 Agosto, Centro Storico di Bibbiena -AR) Milleforme si ritrova per un nuovo convivio, con i profumi del Mediterraneo dei piatti di Marika e Michele, e le suggestioni fotografiche di Giovanni Carbone,mostra-giovanni-con-Santi “Le Schegge” di cromatismi d’un tempo in cui non c’era il tempo, nei luoghi prossimi al Mar d’Africa. Introduce alla visione delle immagini Elisabetta Gangi e poi, tra una portata e l’altra, giacché a Milleforme piace creare le condizioni perché non si sappia mai come va a finire, sono previste le incursioni di Santi Cherubini, sante è da entrà in nternetuno con cui è difficile progettare oltre la normale evidenza del “sia quel che sia”. Un’altra scheggia dunque, questa volta in carne ed ossa, da altri luoghi e comunque decisamente impazzita. Vi aspettiamo numerosi (meglio prenotare la cena allo 0575-593627 de La Tavernetta, oppure alla nostra mail, possibilmente entro martedì 3 maggio, [email protected])

 

La Libera Repubblica di Milleforme

In attesa del 25 Aprile, Milleforme torna a riunirsi a partire dalle 12,00 presso il Circolo ARCI in località Campi (Bibbiena – AR) per una festa autentica, “La Libera Repubblica di Milleforme”, ovvero le Milleforme della Liberazione. times12A Milleforme crediamo nei valori della Resistenza, e riteniamo che riscoprirne il significato catartico voglia dire oggi coniugare quelle azioni di allora con la ricerca dell’arte, della cultura, del bello, per renderli popolari, riconducendo ciò che nell’immaginario collettivo appare sempre più come qualcosa di effimero, elitario, di nicchia, alla sua rappresentazione più vera di essenza stessa della socialità di stimolo potente al pensiero critico. Dunque, a Milleforme, proprio con questo obiettivo, sostituiamo tutte le volte che ve ne è la possibilità il conviviale al virtuale, la socialità de visu ai Social, i rapporti orizzontali alle gerarchie, in una direzione che vuole promuovere la nascita condivisa di un nuovo umanesimo. È festa, si, ma anche pratica quotidiana, impegno collettivo contro la barbarie delle separatezze, della distruzione delle cose e della natura, dei processi che derubricano la storia a mere pagine scritte, occultandone l’insegnamento che impedisce la costruzione dei necessari processi di progressivo allontanamento dallo sfruttamento e dalla violenza. Vi attendiamo a mezzogiorno, per ricche libagioni e musica, e, come al solito, fateci sapere se arrivate così da approntare perché nessuno rimanga senza la sua razione k di cibo liberatorio e senza il bicchiere di vino necessario ad alimentare autentiche convivialità.

 

“Tracce”, Colle Val d’Elsa, 19 marzo – 2 aprile 2016

Tracce_siena_42X29cmPer Milleforme, dal 19 marzo al 2 aprile 2016, ritornano le “Tracce” di Giancarlo Gonnelli, al Palazzo dei Priori di Colle Val D’Elsa (SI), in via del Castello, 29 (inaugurazione sabato 19 marzo 2016, alle 17,00). La riproposizione di un viaggio nei luoghi “noti” della quotidianità delle città, dove gli elementi della presenza umana sembrano dileguarsi sotto il grigio indistinto di rapide accelerazioni. Lo sguardo attento di Giancarlo ce ne rende la complessità, in una narrazione poetica che disvela la profonda contraddizione della scomparsa di quelle tracce indissolubili che continuano a occupare in modo diacronico gli spazi di un vissuto intenso, a dispetto di altri sguardi invece profondamente distratti ed alienati.

Di seguito alcune immagini del momento dell’inaugurazione della mostra.

 

 

“Passeggeri incogniti”, libreria Marabuk, Firenze

Dal 7 marzo, sino al 31 marzo 2016, presso la libreria Marabuk di via Maragliano 29, a Firenze, Giancarlo Gonnelli propone “Passeggeri incogniti”, un percorso fotografico dalle “Milleforme” espressive ed emozionali. Sabato 12 marzo, alle 17,00, si terrà il vernissage e l’incontro con l’autore. Il modo migliore per descrivere l’evento, e convincervi così a parteciparvi, crediamo sia di chiedere a Giancarlo di raccontarci da quale percorso artistico e creativo nasce l’idea di questa nuova esposizione.cartolina-mostra-7-31marzo-2016 (1)

Vi racconto una storia, qualche anno fa, quotidianamente, percorrevo una strada , divisa da orrendi spartitraffico di cemento, sui quali campeggiava un folgorante cartello con su scritta una frase che mi è rimasta indelebile nella memoria, diceva: – NON SO DIPINGERE COME TE, MA COLORO I TUOI SOGNI OVUNQUE – . Tante volte mi sono soffermato a pensare chi potesse averla scritta, un’illustre sconosciuto, chissà, forse oggi è un apprezzato poeta, oppure un affermato scrittore o piuttosto, per istinto di sopravvivenza, lavora come facchino….per me, quella frase, è nata sulla strada. Provo gratitudine per questa persona, mi ha regalato una frase dalle mille sfaccettature ed emozioni, forse lui (o lei) voleva fare una dedica alla sua amata (o al suo amato), non immaginandosi di scrivere una frase con tanta potenza evocativa. Quella frase racconta tutto : l’amore (…coloro i tuoi sogni), la fantasia (dipingere e sogni), la passione (…MA coloro i tuoi sogni OVUNQUE), l’universalità dell’uomo (ovunque). Bene, arriviamo a noi, cosa c’entra tutto ciò con le mie foto? La mia traccia è questa: esporre mi permette di donare quelle che sono le mie emozioni, fuse in immagini, immagini che però sono specchi, le mie immagini non vogliono didascalie, non vogliono sottolineare la mia scelta, la mia idea, le mie immagini siete voi, che dovete (se volete) entrarci dentro e relazionarvi con esse.

Buona visione”. (Giancarlo Gonnelli)

Qui di seguito alcune immagini del momento dell’inaugurazione della mostra.

Festa dell’ozio e della lentezza

Nonostante la mia pigrizia, ho fatto un mucchio di cose che non avrei dovuto fare. Però ho confermato l’esattezza del suo giudizio per quanto riguardava il tralasciare di fare molte cose che non avrei dovuto assolutamente tralasciare. La mia pigrizia è sempre stato il mio cavallo di battaglia. times13Ma non mi vanto di ciò, è un dono di natura. Sono in pochi a possederlo. C’è una gran quantità di pigri, ci sono mascalzoni a bizzeffe, ma un ozioso genuino è una rarità. Non è il tipo che se ne va in giro con le mani in tasca. Al contrario, la sua più sorprendente caratteristica sta nel fatto che è sempre vorticosamente indaffarato. Infatti è impossibile godere della pigrizia fino in fondo se non si ha parecchio lavoro da compiere. Non è affatto divertente non far nulla quando non si ha nulla da fare. Perdere tempo diventa allora una mera occupazione, e un’occupazione tra le più affaticanti. L’ozio è come i baci, per essere dolce deve essere rubato. Molti anni fa, quand’ero un ragazzo, mi ammalai gravemente: non sono mai riuscito a capire che cosa avessi di tanto grave, a parte un bestiale raffreddore. Immagino però che si trattasse di un malanno molto serio perché il dottore mi spiegò che sarei dovuto andare da lui un mese prima, e se la mia malattia (fosse quel che fosse) fosse durata per un’altra settimana, lui non avrebbe risposto delle conseguenze. Pare impossibile, ma non ho mai saputo di un medico chiamato a curare un qualsiasi ammalato, senza che si scoprisse che un altro giorno di indugio avrebbe reso impossibile la guarigione. La nostra guida sanitaria, filosofo e amico, è come l’eroe di un melodramma: compare sulla scena solo ed esclusivamete all’ultimo minuto utile”. (“Pensieri oziosi di un ozioso” – Jerome K. Jerome) 

 

A Milleforme pensiamo che ozio e lentezza siano due paradigmi inviolabili, così il 28 febbraio, a partire dalle 12,00 presso il Circolo ARCI in località Campi (Bibbiena – AR).Si tratta di chiacchierare di quello che ci pare, dei minimi e dei massimi sistemi, di fare musica buona rigorosamente live e da ogni pezzo d’Italia – e non solo – che si presenta. Di bere e mangiare perché la convivialità non è una variabile qualsias impazzita, è il luogo della mente e del corpo da cui nasce l’arte, da cui si genera la cultura. Vi attendiamo, e fateci sapere se arrivate – per chi viene da lontano chiedeteci tutte le informazioni che vi pare – scrivendo a [email protected] (mai potremmo perdonarci di lasciare che non ci siano sufficienti libagioni) e comunque “a colui che bussa alla porta non si domanda: “Chi sei? Gli si dice: “Siediti e mangia”. (Proverbio siberiano)

E per la musica che non è soltanto nell’aria…